Dalla camera oscura alla post-produzione digitale: cambiano tempi e metodi ma non i risultati

Post-produzione e negativiDalla camera oscura alla camera chiara

Il processo di post-produzione, come viene comunemente chiamato al giorno d’oggi, ha visto un drastico cambio di metodi che ha accompagnato il passaggio tra fotografia analogica e fotografia digitale.

Mentre con la fotografia analogica, il processo veniva effettuato in “camera oscura”, con l’avvento del digitale, questo processo si effettua nella cosiddetta “camera chiara”. Come facilmente intuibile dal nome, la camera oscura era uno spazio opportunamente oscurato per non impressionare la pellicola che veniva utilizzato per lo sviluppo del negativo e per la successiva stampa. Con l’avvento del digitale, la necessità di uno spazio privo di luce è venuta meno: si è così passati alla camera chiara, ovvero lo spazio in cui avviene lo sviluppo del negativo digitale, in cui non c’è bisogno di assenza di luce.

Lo sviluppo in camera oscura prevedeva (e lo prevede ancora) l’utilizzo di componenti chimici per lo sviluppo ed il fissaggio del negativo, che sarebbe successivamente stato stampato mediante l’utilizzo di un ingranditore e di un supporto cartaceo. Lo sviluppo in camera chiara prevede l’utilizzo di un computer e di un software per l’elaborazione del negativo digitale.

Difendiamo Photoshop!

Quante volte avrete sentito dire “a me non piacciono le foto fatte con Photoshop”, “è meglio una foto non fatta al computer”? Sicuramente tante volte, va di moda dirlo, spesso senza neanche sapere di cosa si sta parlando. Il processo di sviluppo e di stampa nell’analogico, poteva essere influenzato utilizzando procedure, quali l’immersione più o meno prolungata del negativo nei bagni di sviluppo o la mascheratura manuale della carta in fase di stampa. Questi metodi manuali alteravano le caratteristiche della foto come il contrasto e l’esposizione.

E nel digitale che succede? Succede esattamente la stessa cosa, con la differenza che il negativo è diventato un file, chiamato “raw” o “negativo digitale” e le operazioni di sviluppo vengono eseguite con un computer ed un software adatto allo scopo (ad esempio Photoshop, Lightroom, Corel Draw, ecc.). Il file raw, così come esce dalla macchina, ha bisogno, come il negativo analogico, di essere “sviluppato”, ovvero post-prodotto e convertito in un file d’immagine (ad esempio un jpg), contenente tutte le regolazioni necessarie (esposizione, contrasto, saturazione, ecc.). La post-produzione può essere eseguita anche direttamente nella fotocamera, che in questo caso ci restituirà un file jpg già post-prodotto (oltre al file raw). Alcune fotocamere compatte di basso costo, scattano direttamente in jpg, compiendo in automatico (o a seguito di una configurazione essenziale) la fase di post-produzione.

Ed il fotoritocco?

sviluppo negativi in camera oscuraIl fotoritocco è una fase (non obbligatoria) della post-produzione, in cui si interviene per migliorare la fotografia. Quando le persone utilizzano espressioni come “foto fatte con Photoshop”, “foto ritoccate al computer”, ecc., si riferiscono a questa particolare fase della lavorazione dei file d’immagine. Parlare di fotoritocco significa parlare di una molteplicità infinita di interventi che possono essere effettuati sullo scatto con modalità estremamente diverse. Si va dalla semplice rimozione di un brufolo, alla pulizia completa della pelle; dalla cancellazione di un elemento di disturbo sullo sfondo, all’aggiunta di un elemento alla foto.

Le famose frasi di moda di cui parlavamo, si riferiscono probabilmente alla pulizia della pelle del soggetto in stile rivista di moda patinata, alla deformazione di una parte del corpo del soggetto atta allo snellimento. E’ bene notare che il fotoritocco, se fatto come si deve, in modo professionale, è…invisibile. Ne deriva che il binomio Photoshop/artefatto, o fotoritocco/male è vero solo nel caso in cui questo processo venga effettuato nel modo sbagliato o in modo troppo aggressivo.

A ciascuno il suo

C’è un momento per ogni cosa, c’è un fotoritocco per ogni occasione. Se è necessario ritoccare una foto per la copertina di Vogue, si applicheranno delle tecniche adeguate e molto aggressive; se abbiamo bisogno di aggiustare un ciuffo di capelli che è uscito dall’acconciatura della sposa proprio al momento dello scambio delle fedi, applicheremo altri strumenti, sicuramente molto meno aggressivi e molto meno visibili del ritocco necessario per la pubblicità di una nuova autovettura.

Dire che non ci piacciono le foto ritoccate, ha in realtà poco senso per esprimere il vero concetto che abbiamo in testa: non ci piacciono le foto ritoccate male.

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